Tavoloverde: 21 anni di carte, tavoli verdi e passione italiana (parte2)
Posted by      05/29/2026 20:46:54     Home , Storie    Comments 0
Tavoloverde: 21 anni di carte, tavoli verdi e passione italiana (parte2)


Il negozio, Roma e il boom del poker

A un certo punto Tavoloverde non fu più soltanto un sito.

L’incontro con Giovanni Montanaro, storico grossista romano del settore nell’area di Fidene, segnò un passaggio importante. Inizialmente Montanaro diventò un fornitore, poi qualcosa di più. La crescita di Tavoloverde non poteva passare inosservata a chi conosceva davvero il mondo delle carte da gioco.

Nel 2009 Ubi Maior snc lascia spazio a PNO srl. Il nome è un acronimo di Pecunia Non Olet, perché anche quando si innova, un po’ di latino non guasta.

Poco dopo nasce Rainer srl, joint venture tra PNO srl e Giovanni Montanaro. In quegli anni Tavoloverde diventa un vero punto di riferimento romano per gli appassionati di carte, poker e Texas Hold’em. I clienti del sito confluiscono nel negozio fisico, i prodotti diventano visibili, i tavoli si possono toccare, le fiches si possono scegliere dal vivo.

È il momento del boom.

Per diversi anni Tavoloverde affianca alla propria anima online una presenza fisica: prima a Fidene, poi in zona Prati Fiscali. Non un negozio qualunque, ma uno spazio dove gli appassionati potevano trovare tavoli, carte, fiches, accessori e competenza.

Il tavolo verde, da simbolo digitale, diventava anche un luogo reale.


Quando il mercato cambia: la prova della resilienza

Ma ogni leggenda, se è davvero tale, ha il suo momento difficile.

Dopo il grande entusiasmo legato al Texas Hold’em, lo scenario cambia. Lo Stato italiano decide di regolamentare il settore e vincola il gioco a licenze costose. Il mondo del poker cambia improvvisamente. Quella che sembrava una corsa inarrestabile inizia a rallentare.

Il Texas Hold’em, che aveva alimentato il sogno, entra in una fase di decadenza commerciale.

Fausto e Andrea cercano nuove strade. Provano altri settori, sperimentano, si muovono anche nel mondo dell’infortunistica con l’esperienza di Patavium e con un negozio a Monterotondo. Ma non è più la stessa cosa. Anche la joint venture con Giovanni Montanaro non produce più i risultati sperati. Poi Giovanni si ammala e, purtroppo, viene a mancare.

Molti competitor spariscono.

Tavoloverde no.

Ed è qui che la storia diventa davvero interessante anche come business case.

Tavoloverde sopravvive perché non è costruita sulla crescita a ogni costo. Non è un’azienda che brucia risorse per inseguire dimensioni artificiali. Si espande quando il mercato lo chiede e si contrae quando il mercato cambia. Compra meno quando vende meno. Riduce i costi quando serve. Rinuncia a ciò che non è sostenibile.

In altre parole, Tavoloverde è sostenibile per vocazione.

Questa scelta può averne limitato la crescita in certi momenti, ma ne ha preservato la continuità. Ed è proprio questa continuità, dopo 21 anni, a fare la differenza.

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